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01: HattieArmi

Cesare Basile - Live 11/03/2006

L'amico Umberto Palazzo mi dice che Cesare Basile Ŕ un grande e che fino ad ora, a non conoscerlo come merita, mi sono perso qualcosa. Io penso che al cantato in italiano sono tutto sommato abbastanza allergico, ragion per cui prendo la dichiarazione con le molle. Ci penso, ci ripenso, poi faccio 2 + 2 e mi dico che in fondo non ho niente da fare e che di vedere un concerto ho comunque voglia ragion per cui parto per il Calamita di Cavriago e mi appresto a vedere il buon Basile. La serata comincia con un duo chitarra e voce di Carpi chiamato "Cold Turkey" e scopro subito perchŔ io sia allergico al cantato in italiano. Non Ŕ a quest'ultimo che sono allergico, ma al viziaccio di parecchi gruppi italiani di voler darsi un tono usando testi che farebbero ribaltare un bilico dal ridicolo. Il duo carpigiano in questione, i cui amici rumoreggeranno parecchio durante il live act principale della serata (che Dio li stramaledica), inanella una serie di ridondanze gratuite tipiche del cantautorato dello stivale che per dire "vado a casa" dice "deambulo verso la magione" e che Ŕ felice di spendere 16 euro in enoteca  per una porzione di "filetto di pesce veloce del baltico con tortino di mais cotto in conca", non accorgendosi che si tratta di Polenta e BaccalÓ. AmenitÓ a parte, dopo il dinamico duo in questione ecco che arriva Basile. Dal vivo assomiglia alla versione "deluxe" di Ugo Mazzia (chi sa di chi sto parlando guadagna 10 punti) e la band parte subito con un brano in inglese dall'ultimo "Hellequin Song". Si comincia comunque ben presto in italiano e devo dire che i testi sono precisi, ficcanti e mai fuori luogo, mentre musicalmente il gruppo ha veramente le palle quadre. Una batteria che sarÓ protagonista del live act, suonata quasi mai in maniera tradizionale ma percossa con spazzole, maracas e aggeggi di varia natura, compreso due fruste da cucina (quelle per fare la maionese come una volta, avete presente ?). Siamo dalle parti del cantautorato americano pi¨ recente, quello che ingloba le atmosfere cupe di quel John Parish che guarda caso ha prodotto gli ultimi due lavori del nostro. Niente di sopporifero comunque, merito anche di una verve che la band mostra in un equilibrio davvero perfetto tra atmosfere suggestive e sferzate elettriche efficaci e roboanti. Menzione speciale per il brano "A che serve lo zolfo ?", cronaca di minatori impegnati in pratiche decisamente poco nobili. Un cantautore con due maroni quadrati, urticante quanto basta per lasciare un ampio margine di distacco a tutti quei gruppetti italiani buoni per Sanremo dal primo singolo nonostante la patente di "indie bands" dovuta solo alla scarsa popolaritÓ. Ave Cesare. Morituri te salutan !  

Aggiunto: March 5th 2006
Recensore: Giancarlo Frigieri
Voto:
Link Correlati: Il sito della Mescal
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