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Diana Darby Live - 19/XII/04 - Kalinka, Carpi

Il mondo è pieno di idioti!
Lo so, scopro l’acqua calda, ma quando un gruppetto di questi te lo trovi in mezzo alle palle, tutto intento nel proprio egoismo e indirettamente a rovinarti la serata (perché son troppo stupide certe persone per programmare qualsivoglia cosa), viene proprio da incazzarsi di brutto.
Ed è stata l’irritazione causata da quattro o cinque oche da giardino, intente a ciozzare rumorosamente, maleducatamente e da vere insulto all’evoluzione umana, a rovinarmi in parte il concerto a cui aspiravo assistere ieri sera in quel di Carpi.
Ma cerchiamo di salvare il salvabile, che per fortuna è sufficiente per giustificare un resoconto sull’avvenimento descritto nel titolo.
Il locale è semideserto (sì, ci si pure messa anche la sfiga delle probabilità…pochi e nemmeno buoni) e qualcuno mi aveva già avvisato che Diana Darby non intende sgolarsi per farsi sentire.
E’ delicata, raffinata.
Un sospiro d’amore, che si allarga tiepido, un sussurro che pretende concentrazione.
Quando riesci a sconfiggere la pericolosa noia che potrebbe causare l’atmosfera molto sommessa, non puoi far altro che fissarla, lì, seduta a gambe incrociate su un materassino, armata solo di una chitarra elettrica che non ha mai sentito la parola distorsione e di un microfono in cui soffia testi pesanti su armonie dolci, che catturano l’anima.
Conosco solo in parte il repertorio della cantautrice americana, ma poco importa, perché ascoltarla è più un concedersi a lei e ad una pausa di riflessione, piuttosto che canticchiare a memoria i versi spesso taglienti delle sue canzoni.
Mai capitato di trovarsi immersi e catturati nella dolcezza di uno sconosciuto che ai bordi di una strada o nelle galleria di una metropolitana, soffia grevemente note di se stesso?
Da quei pochi metri che ci separano, non posso fare a meno di studiarla.
Subito non mi piace troppo, non quello che suona, ma proprio lei.
Ha troppo dell’artista costruita.
Contrita e trasandata, carica di altezzosa timidezza?
Alla fine cambio idea.
Timida certo, ma capace di emozionarsi quando nonostante gli schiamazzi, che ad un certo punto la avviliscono, riesce a sorridere a chi la sta ascoltando con passione.
Li ringrazia anche questi quattro gatti e come una bambina, visibilmente e genuinamente felice, concede anche un bis.
Diana dopo circa un’ora, smette di coccolare la chitarra e le nostre orecchie e tutta pimpante, si rimette le scarpe che si era tolta prima di sistemarsi per lo show e scende dal palco per avvicinarsi al banchetto in cui vende oltre ai suoi due album ufficiali altre opere uscite e che la trovano protagonista.
Compro il CD, è lei a chiedermi se voglio che mi scriva qualcosa sulla copertina.
A me non interessano gli autografi e questo genere di celebrazioni, ma mi sento uno stronzo per non averglielo chiesto e acconsento gioioso, perché c’è molta intimità e poca pomposità in questo scambio di gentilezze.
Peccato solo per quelle quattro gallinacce, che per fortuna a metà concerto se ne vanno (mi chiedo però se i gestori del locale non avrebbero dovuto intervenire, per frenare la loro idiozia?), ma mi sento proprio di dirvelo: se siete amanti del ritorno ai suoni rurali, dell’essenzialità di voci che si fanno accompagnare da strumenti modesti, ritorni tipici dell’ultimo periodo, o anche semplicemente della dolcezza, non perdetevi questa gemma di toccante sensibilità!

Aggiunto: November 20th 2004
Recensore: ZannaDj
Voto:
Hits: 741
Lingua:

  

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