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01: AndresTuck

Devendra Banhart - Rejoicing In The Hands

Ci sono alcuni personaggi che si stagliano dalla massa musicale con un'evidenza tale che ci si stupisce di non averli notati prima. Per il fatto di essere del tutto estranei alla corrente predominante: sono soli, e apparentemente non se ne preoccupano affatto. Mi vengono in mente tre nomi: Nick Drake, Robert Wyatt e Devendra Banhart. I primi due sono stati effettivamente delle solitarie "pecore nere", il terzo credo lo sia solo in apparenza. Prima di tutto Nick Drake: uno dei grandi misteri della musica britannica. Se Jim Morrison fosse stato buono, avrebbe avuto le fattezze delicate di questo bel ragazzo timido. Mentre l'Inghilterra era ben rappresentata dal mito di una Swingin' London caleidoscopica e chiassosa, Nick Drake parte dalla musica classica, dal romanticismo inglese, da Bob Dylan e dai pittori simbolisti francesi per scrivere di sè e dei propri sentimenti. Una parabola discendente nascosta e malinconica, che verrà capita solo quasi vent'anni dopo, per merito di giovani musicisti desiderosi di trovare le radici di un malessere non spazzato via del tutto dal sorriso sfacciato del brit pop (Belle e Sebastian, con maturità; i Coldplay, in maniera più immediata ed ingenua). Poi, Robert Wyatt: il Maestro di Canterbury, già leader di Soft Machine e oggi sorridente ultracinquantenne costretto su una sedia a rotelle a causa di uno stupido incidente (che gli ha fatto anche cambiare strumento musicale: tastiera e non più batteria). Rispetto a Nick Drake, Robert Wyatt rappresenta senza dubbio il lato solare della ricerca di suoni non convenzionali: tanto l'uno era taciturno e malinconico, tanto questo è anarchico, provocatorio ed irresistibilmente spiritoso. Siamo comunque di fronte a due menti geniali, aperte alle sperimentazioni della forma canzone: il primo esplorandone in solitaria i meandri, il secondo arrivando quasi a deformarla. Infine, Devendra Banhart: il nome è ispirato da quello di un famoso mistico indiano e la sua vita è già aureolata da un alone di mistero (nonostante non sia ancora morto: e questa non è cosa da poco!). Poco più che ventenne, trascina la sua chitarra da stralunato hobo tra il Texas, il Venezuela e New York. Ha visto la luce (nel senso belushiano del termine) durante un matrimonio, cantando "Love Me Tender". Michael Gira lo ha scovato per caso (!) in un Sushi Bar. Completamente matto! Ed è bello, dal lato sicuro della sanità mentale, approfittarsi dello sguardo strampalato di questo cantastorie per vedere spalancarsi davanti un oceano sconfinato, oppure un deserto notturno: ci si sente un po' vagabondi, un po' zingare che ballano davanti alle fiamme alzandosi le sottane, un po' contadini che inneggiano, bevendo, alla luna ed alla fertilità. Però è un viaggio sicuro: si ha sempre almeno un piede ben saldo ed ancorato alla realtà. Non è colpa di Devendra, beninteso: anche se, in realtà, il giovane busker è laureato all'Art Institute di San Francisco e, quindi, la sua "spontaneità" forse è frutto di un lavoro tutt'altro che casuale. Ma suona comunque bene. Il fatto è che Devendra Banhart non è un episodio isolato: le nuove leve stanno facendo riaffiorare un po' ovunque il folk americano ed inglese. Come profetizzavano i Re della Convenienza (oggi incensati con abbondanza e gratificati anche dal punto di vista commerciale): "Quiet Is The New Loud". Non esiste più il cantastorie solitario, l'uomo e la sua chitarra: le pecore nere sono diventate un gregge. Credo che l'ultimo hobo degno di tale appellativo sia rimasto Will Oldham, con la sua voce incerta e tremolante. E per finire (come se non bastasse l'invasione), ora gli Hobo del passato vengono chiamati in causa di continuo, loro malgrado e malgrado la loro splendida unicità: non è una caso che in questi giorni esca "Made To Love Magic", raccolta di canzoni di Nick Drake.

Aggiunto: August 4th 2004
Recensore: Lara Mammi
Voto:
Hits: 743
Lingua:

  

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