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Lou Reed - Modena, 1 Luglio 2004

Le premesse per una serata deludente c'erano tutte: Pavarotti, la Mantovani, il circo del MuVi, quella radio di Carpi, la Modena Bene, l'aceto balsamico e la tradizione... E poi "un'ora con Lou Reed per celebrare 50 anni di rock"? Ma per favore. Insomma, il dilemma era: andiamo o non andiamo? Poi ci siamo detti: c'é Lou a venti chilometri da casa, quando mai lo rivedremo più? Alle 21.30 spaccate si spengono le luci sotto il tendone del Mu.Vi (il Music Village del Pavarottone) ed ecco arrivare sul palco... Federico Poggi Pollini. Ma come? E' riuscito a infilarsi pure qua, sennò dove lo fanno suonare il poveretto. E infatti si becca più fischi che altro. Dopo mezz'ora di patimento collettivo, con la gente che entra e esce per comprarsi birre o controllare i risultati degli Europei di calcio, ecco che arriva Lewis Reed, in tuta da ginnasica, fisico smagliante e aria seria ma sorniona. Si capisce subito che qui è a casa: nonostante il tiramento generale del popolo del Mu.Vi si fanno notare due/tre begli scoppiati che sembrano usciti dritti dal testo di Walk on the wild side. E infatti il più molesto viene allontanato poco dopo dagli energumeni della security. Insieme a Lou ci sono il fido chitarrista Mike Rathke (un altro signore di mezza età che sembra divertirsi un mondo) e Fernando Saunders, un nero con bandana che apparentemente con Lou Reed c'entra fino a domani. E invece il trio funziona alla grande, con un innesto di chitarre elettriche pulite/distorte, basso e (occasionalmente) viola elettrica. Piuttosto vario il repertorio: da inaspettati classici dei Velvet (Jesus) alle cose migliori degli ultimi album (TRE brani da Magic and Loss, il suo ultimo grande disco). Nell'ora e venti (bis compresi) del concerto capisco perché, nonostante tutto, nonostante Pavarotti, Edgar Allan Poe, le beghe sentimentali con mogli e amanti, i dischi poco riusciti, continuo ad amarlo. Lou Reed da quarant'anni ha praticamente sempre lo stesso identico suono: il suono di White Light/White Heat e di Black Angel's Death Song, di Sister Ray e di Run Run Run. Quando attacca il distorsore e si lancia in uno dei suoi soli da psicopatico, non conta più nulla: c'é solo QUEL muro del suono, quell'intreccio devastante e disarmonico che da sempre è la colonna sonora della nostra vita. E allora penso che tutto il resto non conta, non contano più gli imbecilli che cantano Perfect Day a squarciagola, non conta più la cicciona dietro di me che urla al cellulare, coprendo anche la voce di Lou. Chiudo gli occhi e godo, semplicemente. Se un giorno cloneranno gli esseri umani, voglio una copia di Lou, solo per sentirlo suonare la chitarra.

Aggiunto: July 2nd 2004
Recensore: Nicola Caleffi
Voto:
Hits: 809
Lingua:

  

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