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Un caccolo
di: Zinger
Postato il: 03-09-2005 @ 11:19 pm

UN CACCOLO PER IL MIO REGNO

 

 

Un caccolo di fumo viveva in una tasca di un uomo, erano ormai giorni che si trovava incastrato nelle cuciture della tasca della giacca e incominciava a sentirsi a suo agio.

L’uomo quel pomeriggio si recò in campagna e levatosi la giacca si sdraiò sotto un albero a riposare.

Una formica che passava da quelle parti si intrufolò nella tasca e prese il caccolo e tutta contenta si diresse verso il formicaio per deporre la sua preda nei magazzini che accoglievano il cibo per le larve neonate.

Il caccolo inizialmente si sentì strano perché era stato rapito dal suo posto, dove ormai conosceva tutto e aveva incominciato la sua vita, ma poi guardandosi in torno notò che il suo rapitore gli stava facendo vedere cose che lui non aveva mai visto, la formica camminava sul tronco dell’albero e il caccolo riusciva a vedere il mondo , vedeva prati verdi e montagne, che spettacolo da mozzare il fiato.

La formichina si fermò un attimo a prendere fiato e distraendosi fece cadere il caccolo che precipitò al suolo tra i fili d’erba che per lui erano giganteschi, non riusciva a capire come mai quel mare verde era in realtà formato da infiniti e giganteschi fili d’erba, dall’alto sembrava una cosa unica compatta invece dal di dentro era formata da delle cose dipendenti, fili da soli, che crescevano da soli, e ragionavano da soli, anzi alcuni per crescere avevano sacrificato la vita di altri ,ma ugualmente tutti quanti formavano un prato verdissimo.

Il caccolo rimase intrappolato sopra una ragnatela, il ragno sentendo la ragnatela muoversi andò a vedere cosa si fosse incagliato e scoperto che si trattava di un caccolo di fumo lo ignorò. Rimase li per alcuni giorni il posto non era male nessuno si azzardava a darli fastidio perchè tutti gli abitanti del prato sapevano quanto era pericoloso avvicinare la ragnatela del sig. Ragno.

Una sera il ragno si allontanò per vedere di trovare una Signora ragna per fare dei ragnini e continuare la sua stirpe di uccisori.

Il caccolo rimase solo per qualche ora, fino a quando un cane passò da li e la ragnatela rimase attaccata al suo pelo lucido, il caccolo a quel punto si sentiva sballottato ma l’appicicatezza della ragnatela era tale che rimasero ben saldi al cane.

Il sig. Ragno quella sera tornando a casa rimase a bocca aperta nel vedere che la sua bella tela era sparita e strizzando i suoi ventidue occhietti da ragno si rimise all’opera e piano piano rifilò la sua ragnatela.

Il cane era stanco, ogni tanto il suo padrone lo portava in campagna e lo costringeva a correre e cercare l’odore di uccelli che poi venivano uccisi e lui li doveva riportare, che schifo riportare all’assassino il cadavere assassinato!, se non lo faceva veniva picchiato selvaggiamente, si era rifiutato un paio di volte a sottostare agli ordini del suo padrone , ma ancora si ricordava il dolore dei calci che gli erano arrivati.

Il caccolo era stanco di rimanere appeso a quella ragnatela, il cane si fermò e ansimando incominciò a grattarsi, tutte quelle erbe strane e quelle spine che gli si attaccavano al pelo erano odiose, si grattò proprio sulla ragnatela e il caccolo finì tra le unghie del cane , un posto strano ma ugualmente comodo, rimase lì aggrappato per tutto il giorno, poi finalmente un attimo di riposo, il cane entrò in macchina e si sdraiò sul sedile posteriore, struscia di qua struscia di là rimase impigliato nel velluto del sedile della macchina, che bel caldino si stava veramente bene, piano piano scivolò tra il sedile e lo schienale , bel posto, e incontrò un sacco di briciole di biscotti e della polvere, incominciarono a fare amicizia, era una comunità molto tranquilla, calda d’inverno, fresca d’estate, l’unico rischio era dato dall’aspirapolvere che cercava di succhiarli ogni tanto ma loro ormai ne riconoscevano il rumore e si nascondevano in fondo dove il tubo non arrivava, alcuni di loro i più giovani ed inesperti venivano deportati ma lui ormai conosceva alcuni trucchi e per ora non si era mai fatto fregare.

Una notte la macchina fu presa dal figlio del cacciatore, alla macchina non piaceva quando veniva presa da lui, doveva correre veloce e rischiare in ogni curva, la divertiva solo il fatto che rimaneva delle ore nei parcheggi della disco e li si incontravano macchine interessanti, macchine che avevano visto delle cose da capogiro, alcune ancore ammaccate da tamponamenti, altre talmente di fuori che chiedevano loro stesse di poter esprimere tutti i loro cavalli sull’asfalto, solitamente parlavano tutta notte sperando che i loro proprietari non fossero di troppo calati per poter guidare bene.

Quella Roberta era a sedere nel mezzo sul sedile posteriore e Luca le stava alla destra Alselmo alla sinistra. Incominciarono a rullare canne dopo canne e diversi caccoli caddero sul sedile, il caccolo di fumo era la prima volta che vedeva altri della sua razzi e si avvicinò a parlargli ma poco dopo un dito gigante incominciò a raccoglierli e tiro su anche lui, si sentiva strano, mischiato con il tabacco e poi al bui chiuse dentro un pezzo di carta incominciò a sentire caldo, e fumo e sempre più caldo fino a quando non prese fuoco e si tramutò in fumo, la sua mente si separò pur rimanendo compatta arrivò nei polmoni di Roberta e via sparato su per il cervello :" Mi sembra di essere in una tasca di una giacca, anzi no in bocca ad una formica che scende da un albero, mi sento chiusa, come se fossi intrappolata in una ragnatela, ma corro in un prato attaccata ad un cane, cazzo è bono sto fumo!!!!!!!!!!"

"Roberta sei fuori come come una tegola di un tetto!!!!!"

"Ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ziiiiiiiiiiiiiiiip …….chiuso………"

La macchina sbuffò, sarebbe stata una serata durissima.



Ultimo aggiornamento il 03-09-2005 @ 11:19 pm


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